Omnia munda mundis

“Non è accettabile nell’onestissima, rossissima e cooperativissima Emilia!”, così si esprime qualcuno, effettivamente devo riconoscerlo, alla luce delle circostanze e delle coincidenze professionali che mi hanno consentito di conoscere meglio questo territorio, un’anomalia esiste. Incredibilmente c’è ancora chi finge stupore, chi pare incredulo, chi smarrito, turbato o disorientato…magari spaesato. Ma questo come può accadere? Deterioramento cognitivo? Sindrome di Stendhal o Sindrome di Gerusalemme? Da sempre opulenta, operosa e generosa terra contadina, onesta e coraggiosa, parsimoniosa e cooperativa, tollerante e solidale, Reggio Emilia è una piccola città di provincia, ma oggi con ambizioni metropolitane, vorrebbe distinguersi, spiccare e imporsi, purtroppo però la sua anima appare ancora sfuggente e chi la visita riparte pensando che della città gli sia rimasto poco; il viandante fatica a capirla senza la guida di un indigeno, proprio perché il meglio è tenuto ben nascosto…. Negli ultimi vent’anni una pianificazione dubbia o assente ha portato alla costruzione di quartieri non serviti da strade e infrastrutture calate nel nulla per encomiare interessi oligarchici, come la Stazione Mediopadana o i Ponti di “Malatrava” edificati nella campagna Reggiana completamente avulsi dalla realtà circostante. Tralasciando la querelle costi-utilità, non si può che sottolineare come tali prodezze architettoniche suscitino impressioni oscillanti tra l’opera incompiuta, gli effetti di una catastrofe atomica: macerie nel vuoto del dintorno in bilico tra campagna e città, vuota assenza…in attesa, e la concreta materializzazione della “Stazione Bastiani”, non più fortezza! Però l’immaginifico narrativo è altra cosa…qui mancano surrealismo e metafisica.

Calatrava 1  Calatrava 2

Calatrava 3 Qualcuno sostiene che queste escrescenze architettoniche siano l’effetto ultimo di un del(i)rio d’eccellenza: Alta velocità a Reggio, Delrio:”Questa stazione è il segno che l’Italia ce la può fare”. http://gazzettadireggio.gelocal.it/reggio/cronaca/2013/06/08/news/stazione-mediopadana-in-corso-l-inaugurazione-1.7220110

I PURI E…GLI INCREDULI. 

Le indagini hanno ufficializzato la presenza della ‘ndragheta sul territorio reggiano, ma bastava osservare il paesaggio per notare interi quartieri costruiti e abbandonati, tutti sapevano…Chi negli anni ha permesso il radicarsi del fenomeno malavitoso e la contaminazione al mondo dell’imprenditoria locale? Chi ha sostenuto la ‘ndrangheta a Reggio Emilia? Il territorio è gestito dalla politica e lì si devono trovare le risposte: compromessi e affari. In questi anni gli amministratori locali hanno incoraggiato la speculazione edilizia stringendo legami con costruttori cutresi, e non solo, che subappaltavano le commesse delle cooperative; hanno cercato un’espansione a tutti i costi credendo che si potesse costruire in eterno, tutto ciò a danno dell’onesta cittadinanza, oggi proprietaria di immobili deprezzati o privi di valore. Intanto c’è chi dovrebbe chiarire meglio davanti alla magistratura i motivi della propria partecipazione alla processione del Santissimo Crocefisso a Cutro, in periodo elettorale, insieme ad altri devoti candidati sindaci e consiglieri comunali, inoltre, sarebbe interessante carpire le ragioni profonde che hanno indotto tali amministratori alla promozione del gemellaggio con la stessa, seppur pregevole, città calabrese. Comunque sia, e’ recente la notizia del trasferimento premio, nella capitale, del comandante provinciale dei Carabinieri che ha indagato, negli ultimi tre anni, sulle infiltrazioni mafiose nella città emiliana…opportune coincidenze. http://gazzettadireggio.gelocal.it/reggio/cronaca/2015/06/26/news/il-colonnello-zito-lascia-reggio-antimafia-resta-ancora-molto-da-fare-1.11680009

Dalle recenti inchieste sulla corruzione a Reggio Emilia emergono fatti di cui tutti, tecnici e professionisti erano ufficiosamente a conoscenza. Negli ultimi vent’anni un fiume di denaro dalle più o meno oscure origini ha invaso il mercato edilizio locale. La crescita esponenziale dei prezzi dei terreni edificabili, in particolare nella zona sud, ha dato avvio a ingiustificate e ipertrofiche lottizzazioni non supportate da adeguate infrastrutture, inflazionando così la dotazione di alloggi di una cittadina di provincia (solo nel Comune di Reggio Emilia sarebbero 7.000 quelli invenduti) con l’inevitabile contrazione del mercato immobiliare. Oltre agli investitori si sono moltiplicate le imprese edili autoctone e “gemellate” che senza scrupoli, cultura, buon senso, ma con arroganza e supponenza hanno assoldato i loro degni tecnici di fiducia, molti dei quali indigeni artefici dell’imprinting cittadino del terzo fulgido centenario Tricolore. Nel settore privato i progetti sono acquisiti da chi detiene un’opzione sul terreno edificabile in alternativa al committente, mentre per gli incarichi pubblici la scelta del progettista è decisamente più semplice, in quanto dettata dall’appartenenza, dalla militanza politica o ancora meglio dalla vicinanza parentale o togata ai politici di turno. “Reggio Emilia, Delrio e quell’appalto da 140mila euro alla ditta del cugino”http://www.ilfattoquotidiano.it/2014/03/01/reggio-emilia-graziano-delrio-e-quellappalto-da-140mila-euro-alla-dittadel-cugino/898582/. Sorrisi ammiccanti, mani che si stringono, biglietti da visita che si scambiano, favori che si chiedono e favori che si ricevono. Un grande bazar in cui l’unico valore che circola è quello del denaro, non certo delle idee. Chi si aggiudica la commessa gestisce questa manna dal cielo con la stessa tracotanza con cui l’ha acquisita; propone progetti senza contenuti perché vive proiettato alla successiva, immeritata investitura e con l’occhio dello stolto copia malamente lavori già eseguiti, preferibilmente di qualche archistar straniera, fa sviluppare miserevoli idee a praticanti sottopagati e impreparati con l’unico obiettivo di produrre renderings dalla grafica accattivante, ma dalla qualità progettuale dubbia. Tali ossequiati paladini dell’edilizia realizzano edifici malfatti, raffazzonati, menomati, deficitari, frutto di ignoranza, superficialità e inevitabile foga. In un passato recente nei periodi di abbondanza restavano le briciole per i figli di nessuno, ma oggi essi sono esclusi dal banchetto mentre agli amici degli amici gli affari vanno sempre meglio. Quando non si è ipocriti, farisei, mercanti o mercenari, ignavi incensatori, lustrascarpe o leccapiedi si rimane ai margini, paria, portatori di virus che potrebbero infettare la sana, olente, corruzione civile, borghese e bigotta, comunque di basso profilo. Coerentemente alla storia millenaria di questo paese il crescente divario sociale è ancora conseguenza dell’appartenenza o meno ai nuclei di potere che vanno dalla politica fino ai clubs parrocchiali, in cui devoti architetti commerciano nel tempio acquisendo benemerenze e commesse.

COMMESSE PUBBLICHE E PRIVATE: PALUDI E VOLIERE.

“Niente è più misero eppur più superbo dell’uomo.” Plinio il Vecchio

Tipologia: commesse pubbliche.

…Un centro che un tempo era città e presto una grande autorimessa……….

“Reggio Emilia, procura indaga sul Vittoria Park dopo inchiesta su caso Expo” http://www.ilfattoquotidiano.it/2014/05/17/reggio-emilia-procura-indaga-sul-vittoria-park-dopo-inchiesta-su-caso-expo/988987/. Il costo dei lavori è di circa 10 milioni di euro. La realizzazione avverrà in project financing da parte della società Reggio Parcheggi, di cui fanno parte la Holding Final, il Ccc (Consorzio cooperative costruttori) con Unieco e Orion e la società Apcoa, a cui sarà affidata la gestione. In una delle poche aree in cui gli scempi erano ancora limitati si è cercato di colmare la lacuna creando una laguna e procedendo con la realizzazione di “Park Vittoria”, un parcheggio sotterraneo di nessuna utilità, neanche elettorale, costoso, pericoloso per gli edifici circostanti e devastante per i resti della cittadella storica.

Park 1  Park 2

Park 3E’ mai possibile che per dare lavoro ai soliti noti si debba infierire in maniera brutale, banale e casuale su contesti urbani ed umani fragili che dovrebbero essere tutelati e non depauperati? Evidentemente non salvaguardati da Soprintendenze latitanti e preoccupate di custodire solo le poltrone degli eletti che le occupano. Quest’area del centro storico era già stata erosa dalla speculazione edilizia, illustri precedenti avevano deturpato e immiserito la piazza tra i teatri a cominciare dalla realizzazione dell’attuale Isolato S. Rocco a spregio dei portici Trinità di rurale memoria e del liberty Padiglione Diana di cui resta soltanto il nome attribuito “all’asilo più bello del mondo”, appunto edificato sull’area dell’antico edificio, oggi eccellenza mondiale in ambito educativo, sicuramente non artistica e architettonica. Il nuovo avanza e travolge l’antico che intralcia.

Cittadella

S. Rocco 1  S. Rocco 2

Pad Diana 1  Pad Diana 2  Asilo Diana 1

Constatando l’avanzamento del cantiere si desume che siano state tralasciate le più elementari indagini preliminari: analisi storica e geologica del sito, verifiche strutturali degli edifici limitrofi, connessioni infrastrutturali del parcheggio con l’interno e l’esterno della città, coinvolgimento della cittadinanza in un dibattito serio, affinché potesse esprimere un parere vincolante in merito alle successive decisioni della PA. In quel punto c’è la falda che alimentava il fossato perimetrale della Cittadella e i teatri, due edifici di notevole rilevanza storica e culturale, sono a rischio trovandosi in prossimità di questo scavo per di più allagato; inoltre i lavori hanno portato in evidenza quanto resta di una casa romana ubicata nella parte risparmiata dalle distruzioni perpetrate negli anni 50. Già nel 1953, durante l’edificazione del nuovo quartiere, furono ritrovati importanti reperti di epoca romana, realtà dipinta su tela un secolo fa dal pittore reggiano Paolo Ferretti. Ciò nonostante l’Amministrazione è andata avanti ostinata, come sempre accade quando interessi particolaristici interferiscono con quelli generali, in maniera contraddittoria rispetto alle già manchevoli strategie urbanistiche e ai principi di mobilità sostenibile su un territorio che ha nel traffico cittadino una dolorosa spina nel fianco. Sono eloquenti i volti sgomenti e attoniti di consiglieri, tecnici e dirigenti comunali che si chiedono cosa possa essere successo in questo cantiere che doveva essere, dopo il conta biciclette e le rotatorie tricolori, il fiore all’occhiello delle iniziative pubbliche a RE (http://www.ilrestodelcarlino.it/reggio-emilia/park-vittoria-siamo-entrati-nel-cantiere-1.602916). Il Dirigente alla Pianificazione (propinquo dell’attuale ministro alle infrastrutture) ha rassicurato la cittadinanza dichiarando che l’acqua presente in cantiere è piovana, quindi fisiologica alla stabilità del terreno, pertanto non sussistono le ragioni di tanta preoccupazione e sottolinea che sarà aspirata in una soluzione unica per contenere le spese, ovviamente… all’arrivo del parere della Soprintendenza Archeologica.

Tipologia: commesse private. “Non ho niente da dichiarare, tranne il mio genio.” Oscar Wilde

Dalla fine degli anni ’90 sono stati resi operativi i piani particolareggiati già previsti nel PRG, ma sospesi in attesa delle condizioni favorevoli, in particolare nelle aree a sud della Via Emilia reputate di particolare pregio dal mercato immobiliare reggiano. In queste lottizzazioni si sono esibiti tutti: committenti, progettisti e impresari mettendo in scena una grottesca fiera delle vanità, in cui il senso della storia, delle radici e della composizione architettonica appare inesorabilmente smarrito. Guardare e non vedere, quindi non capire, riproporre trivialmente stilemi e archetipi classici accostando, mischiando, confondendo, alterando e assimilando senza comprendere che l’armonia dell’edificio non scaturisce dall’aritmetica arbitraria e sommaria di maldestre finiture o di improbabili stravaganze.

Casa agricola a torre con porticati laterali stile barchessa, balconcino al piano nobile, lesene che simulano porticati di fienili chiusi, finestrini colombaia, tre tipi di coperture: padiglione su base rettangolare, su base quadrata per la torre e a due acque sulla sporgenza a nord. Poteva bastare, ma probabilmente l’opera sembrava incompiuta ed ecco che sulla sommità cala, o sorge, una voliera in ferro battuto di “pregevole” e anticata manifattura.

Canali 1  Canali 2

Il vicino di casa insieme al suo progettista, entrambi divorati dall’invidia, masticano incomprensibili linguaggi compositivi proponendo un cornicione neoclassico applicato a una villa stile “baja Sardinia”, probabili vani scala dall’improbabile contaminazione fushion afro/messicana, ingresso con campanello old England, portoncino “mediterraneo”, ma dal colore “country british” e pilastrini con cappello a pagoda.

Canali 3  Canali 4

Accanto, stesso quartierino chic, un ancor, se possibile, più eccentrico ed esuberante committente ha fatto costruire qualcosa dall’indecifrabile codice architettonico: edificio in mattoni a faccia-vista il cui fronte principale, con motivo a gradino sulla sommità, è costituito da un muro di quinta più alto del retrostante, su cui poggia parte di una tettoia il cui aggetto è sostenuto da pali in legno che, anziché affondare in acque lacustri, si conficcano sulle terrazze dei bow-windows caratterizzanti l’inquietante prospetto.

Canali 5  Canali 6

Gli esempi precedenti sono intollerabili per il nuovo arrivato che si costruisce il palazzotto cittadino attingendo ispirazione dalla casa padronale contadina, arricchendola, come se ce ne fosse bisogno, di logge, loggiati interrotti da balconi e finestre ovali. Completa l’opera una finitura indecisa tra l’intonaco stile toscana e il mattone facciavista.

Canali 7  Canali 8

Siamo in Democrazia e tutti hanno diritto ai loro sacrosanti 15 minuti di notorietà… ecco allora due esempi di sciagurata compressione cerebrale: colonne minimaliste e colonne montate trasgressivamente a rovescio con la base al posto del capitello, colori amerindi, che qualcuno definisce simil seicenteschi, balconi con ringhiera contemporanea a contrasto e balconi con pilastrini, macchine del condizionamento al “posto giusto” tra le due finestre e l’insuperabile colpo di stocco, l’emblema sigillare sul timpano d’ingresso, ovviamente la “cifra” del proprietario appare sul fronte principale, incorniciata dal timpano e impeccabilmente allineata al muro divisorio del balcone sottostante.

Canali 9  Canali 10

Se alcuni arrancano volti alla tensione del Classico, senza riuscire a citarlo, altri osano molto di più e si lasciano sedurre dall’architettura contemporanea che, come “tutti sanno”, si deve esprimere essenzialmente attraverso i cosiddetti materiali “nuovi”: metallo, legno e vetro, questa pare sia la combinazione vincente. Mettiamoci anche una parvenza di ricerca formale con la copertura curva spezzata da un sempre presente elemento verticale concluso a due falde, profondi sporti di gronda sostenuti da pilastri/pluviali in acciaio, il tutto suggellato da un colore a cui nessun essere umano avrebbe mai pensato: menta fluorescente.

Albinea 1  Albinea 2

Segue edificio banalmente proporzionato, arrichito con estro fatuo da finestre imprevedibili e da posticci elementi in lamiera arrugginita, materiale senza controindicazioni nelle città del nord Europa, ma da usare con cautela alle nostre latitudini quando è esposto a sud senza ombreggiamento (come in questo caso)…meglio evitare sgradevoli ustioni nel periodo estivo.

Canali ruggine  DSCN9866b

Per fortuna esistono ancora persone che sanno vivere e proporre un basso profilo, adeguato al lignaggio ministeriale…e infrastrutturale. Forme tozze, aperture banali, colori insulsi e lesene esitanti che si infrangono su un cornicione che tenta di evocare lo stile rinascimentale, rigorosamente in cotto, il tutto imbastito da una misurata e mediocre pretensione che conferisce quel carattere, seppur modesto, dal sapore antico a un edificio che sicuramente possiede il carisma necessario ad attrarre milioni di mosche.

Albinea 3Albinea 4 Complessi rurali di valore storico e tipologico sono trasformati in villaggetti esclusivi protetti da alti e imponenti cancelli. Fabbricati dall’antica dignità contadina sono snaturati nell’estetica e agghindati con orpelli che nulla hanno a che vedere con le regole basilari del recupero edilizio storico. Scuri scorrevoli su telai metallici lasciati in bella vista come fossero valore aggiunto e una finta “conservatory”, a camuffare un’autorimessa, sono solo le premesse di questo intervento di recupero architettonico.

Cà maramotti 3

    Cà maramotti 2b Cà maramotti 1b

                                                              DSCN9859b DSCN9860 c

LA CIFRA DEL NOSTRO TEMPO

Come si spiega questo decadimento culturale, etico ed estetico? Inquietante constatare come questa “archisutura” del quotidiano contribuisca a segnare metodicamente e trivialmente, in modo indelebile e diffuso, paesaggi che diventano sempre più alieni e stranianti, contrassegnati da impronte e linguaggi sconnessi o indecifrabili. Committenti edonisticamente rozzi, progettisti mediocri e impresari edili speculatori vivono e prosperano nel labirinto dell’ignoranza dal quale tentano di uscire con ali di cera che inevitabilmente si sciolgono alla luce della competenza e della storia svelandone l’infondatezza progettuale. Soluzioni cosmetiche tentano di rianimare, imbellettare, adornare sperando di dar vita a un edificio già morto ancora prima di essere costruito: improbabili voliere su altane improvvisate, frontoni palladiani spezzati e altre anomale, oscure citazioni.. chissà….E’ il tragicomico epilogo di un film già visto in cui si incontrano, si meticciano e fondono le lacune tristamente inconsapevoli di committenti, progettisti e, quando non sono già committenti o progettisti, dei costruttori. Perché sempre più frequentemente si avverte la strana sensazione che benessere economico e cultura siano due grandezze inversamente proporzionali? Generazioni di committenti più o meno facoltose impaludate nella scelta di elementi architettonici e finiture completamente decontestualizzati, discordanti con la storia, la geografia, la geometria, la composizione e la visione architettonica dell’edificio. Troppi confondono la semplicità, la parca sobrietà con la banalità, pertanto “pregevoli” progettisti optano per il modello “casa colonica a porta morta”, ma doverosamente “rifinito”, svilito e imbecerito da colonnati, balconi, cipria e rossetto, creando così nuovi e pericolosi archetipi per committenti rozzi e ignoranti, bramosi di citazioni qualunque esse siano.

Albinea 5OMNIA MUNDA MUNDIS.

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