Testa e Croce

Il pretesto di questo bizzarro connubio per antitesi nasce da una gradita visita dell’amico Masahiro che gentilmente mi ha omaggiato di una “monolitica” monografia di cui pare vada molto fiero perché celebra l’opera e l’ingegno di un suo illustre, anziano, concittadino di Osaka. Memore dell’ammirazione che da studente nutrivo per un grande ingegnere architetto italiano, geniale costruttore del cemento armato, egli ha voluto così prospettarmi un’interpretazione alternativa dell’edificare con il medesimo materiale. Anche in questa occasione è capitato come in passato di dibattere partendo dalle stesse premesse: non è di tutti saper gustare ciò cui non siamo abituati, a partire dai cibi e dalle bevande per finire con le arti. Queste ultime, in particolare, stentiamo a capirle quando si originano da altre civiltà perché il gusto e il metro di giudizio scaturiscono da differenti educazione e forma mentis pur comprendendo o immaginando il loro valore. E’ notorio come le varianti dell’architettura mettano in luce le particolarità proprie dei diversi modi di pensare nel tempo e nei territori, “così adeguandosi alle stesse regole degli idiomi mutano, s’incrociano e si sfiorano determinandone il linguaggio”.

Due progettisti, due uomini carismatici e di grande levatura, così lontani nello spazio e nel tempo, ma con una predilezione comune: il cemento armato usato sia strutturalmente che concettualmente. Uno italiano, l’altro giapponese, uno portatore di entusiasmo e di speranza attraverso un’architettura che contribuisce alla rottura dei paradigmi formali del razionalismo, grazie alle ardite soluzioni tecnico-strutturali capaci di raggiungere risultati di straordinaria eleganza, tanto da diventare icone di un nuovo modo di fare architettura. L’altro angosciato da un recente e tragico passato che tenta di esorcizzare con continui riferimenti alla tradizione culturale nipponica, cercando di coniugarli a una personale rilettura dell’architettura razionalista. I suoi edifici non nascono da fantasiosi astrattismi, ma dalla geometria: “Io creo un ordine architettonico sulla base della geometria: quadrati, cerchi, triangoli e rettangoli. Tento di usare forze dell’area in cui sto costruendo, per ripristinare l’unità tra casa e natura (luce e vento) che fu perso nel processo di modernizzazione delle case giapponesi durante la crescita rapida, durante gli anni Cinquanta e Sessanta“. Uno ingegnere dall’anima di architetto, l’altro architetto autodidatta con lo spirito del costruttore di bunker antiatomici:

Pier Luigi Nervi e Tadao Ando.

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Nel complesso Unesco a Parigi, tra la sala conferenze e il palazzo per uffici, entrambi di PLN, si inserisce lo spazio per la meditazione di TA, tale incontro architettonico e generazionale è l’occasione per conversare di questi due progettisti.

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Si tratta delle due facce di una singolare medaglia i cui lati appaiono di conio, lega e caratura diversi. Essi, pur impiegando il medesimo materiale, esprimono differenti, antitetiche idee progettuali. PLN usa il freddo cemento e inventa forme che sembrano ispirate al mondo vegetale giungendo a soluzioni quasi barocche, slanciate, fluide, aeriformi che esprimono  eleganza, ricchezza formale, speranza; mentre le strutture di TA geometriche, crude, rigide, severe, segnate da spacchi, tagli e ferite sembrano progettate per non essere abitate, quanto meno da occidentali acriticamente assoggettati all’etnocentrismo culturale classico e al decorativismo del superfluo.

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Residenze private e musei che sembrano cenotafi, con un solo ingresso sul fronte principale, chiudono il mondo all’esterno andando a creare una realtà parallela, protetta all’interno di impenetrabili mura di cemento armato dalla sensazione tattile di pareti imbottite. Gli stilemi dell’architettura tradizionale giapponese sono portati all’estremo della sintesi, del rigore e dell’astrazione, fornendo agli ambienti interni un carattere che punta più all’eterno che al terreno, luoghi di meditazione e “impermanenza” più che di ordinaria esistenza. Scrive Ando: “A volte i muri manifestano un potere che confina con la violenza. Essi hanno il potere di dividere lo spazio, di trasfigurarlo e di creare nuovi domini. I muri sono gli elementi di base dell’architettura, ma possono essere anche i più arricchenti”.

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Tadao Ando – Trailer on Vimeo    https://vimeo.com/56086928

La Poetica della Struttura – colloquio con Pier Luigi Nervi (1969)

http://costruirecorrettamente.org/site/approfondimento/video.php?doc_id=104

PLN padroneggia e sfrutta le infinite potenzialità del c.a., un conglomerato fluido che indotto a seguire le linee di sforzo si adatta alle visioni compositive disegnando audaci e diafane strutture spaziali. Maestro della logica e del concetto strutturale, come Freyssinet e Maillart, ruppe con la tradizione e diventò autore di un’architettura individuale: non creò uno stile, ma pose le premesse per crearne uno. Per tutto l’arco della sua vita manterrà questo doppio ruolo di progettista e costruttore che ne farà una figura atipica nel panorama dell’ingegneria e dell’architettura del secondo Novecento. Egli fa uso di soluzioni tecniche avanzate in stretta sintonia con la ricerca dell’eleganza formale, ma evidenziando anche una marcata attenzione per gli aspetti tecnici ed economici propri del cantiere e dell’attività di impresa.

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Palazzetto Roma 5mm Torino 2mm Stabilimento balneare Romamm

Molti progettisti hanno subito il fascino geniale delle strutture di PLN, suoi illustri contemporanei come Riccardo Morandi e odierni, opportunisti “fashion designers” come Santiago Calatrava che è riuscito a spacciare come “stile” la progettazione strutturale di una sorta di svilito, immiserito e mortificato Neogotico contemporaneo, ma la lungimiranza di PLN mette in guardia da superficiali interpretazioni: “Il pericolo più grave per l’architettura di oggi non è quello di una troppo semplice correttezza, ma l’enfasi retorica e le stravaganze formali che minacciano tanti aspetti della nostra società e le cui conseguenze diventano tanto più gravi per il campo costruttivo per il fatto stesso della durabilità dell’opera edilizia e per la sua diretta intromissione nella nostra vita di ogni giorno.” (PLN – Costruire correttamente).

PLN e TA sono accomunati da una sobria essenzialità: il primo strutturale, mentre il secondo compositiva e formale. Condividono l’accattivante presentazione del materiale c.a., uno con l’elaborazione di forme che esprimono energia e dinamismo, l’altro drammaticità enfatizzata dalla luce che ritaglia spiragli di vita in esangui parallelepipedi.

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Gli edifici di TA sono volumi vuoti in cui l’uomo si trova solo con se stesso in un’intimità creata dilatando all’interno uno spazio che all’esterno appare angusto e desolato, inserito in un contesto da cui cerca rifugio. All’interno sono oculatamente ritagliate le aperture che danno una percezione ideale dell’esterno, tralasciando le brutture e le visuali insignificanti, fino al punto che se non esiste un esterno da vedere allora crea un patio interno o una sola ed esclusiva vista del cielo. Propone una privacy che non attiene al celare, ma al creare le condizioni di ricerca interiore individuale o collettiva, il raccoglimento più che l’aggregazione. Gli edifici di TA sembrano conclusi e pietrificati come assiomi, ma in realtà sono sistemi modulari espandibili e riproducibili e, cosa più importante, demandano all’abitante il completamento di quello che lui ha iniziato. I fabbricati collettivi riprendono i principi di vita comunitaria promossi da Le Corbusier, ma solo la cultura giapponese ha determinato il probabile successo di queste residenze dalla parvenza “brutale” e omologante, trasformando in luoghi abitati realtà che altrove, in occidente, avrebbero generato ghetti degradati.

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I fabbricati commerciali sono lontani dalla concezione occidentale di “shopping mall” come “non-luoghi” di aggregazione, ma riprendono piuttosto il concetto delle tipiche botteghe casa per casa e di quartiere dei caotici centri cittadini giapponesi. Il gusto estetico e compositivo di TA è portatore di un minimalismo che ben si coniuga con i musei, i centri culturali e religiosi, luoghi in cui la drammaticità evocativa del cemento ferito da tagli di luce naturali e artificiali suggerisce atmosfere eteree e visioni che rapiscono l’osservatore. Intervista http://www.morettispa.it/blog/tadao-ando_1_14.html. Come percepisce la relazione tra architettura tradizionale e contemporanea in Giappone: ritiene che l’architettura contemporanea sottovaluti il valore delle esperienze del passato? “L’architettura è opera di individui e, in quanto tale, si realizza in un contesto fatto di storia, tradizione e clima. Il rapporto tra natura ed architettura e la relazione tra paesaggio ed edifici nella tradizione giapponese, sono fonti di ispirazione e suggerimenti molto utili nella fase progettuale di una costruzione. Ritengo, comunque, che l’architettura non debba limitarsi a rispecchiare i tempi, ma debba dimostrare una certa autonomia critica dall’espressione del tempo in cui è inserita”. Come interpreta, invece, la relazione tra l’architettura contemporanea delle grandi metropoli giapponesi e la tendenza dell’architettura globale? “Nell’attuale società globale le grandi metropoli di tutto il mondo presentano molti elementi comuni dal punto di vista architettonico, perciò è sempre più difficile realizzare costruzioni con caratteristiche originali di una località o di una nazione. D’altra parte, ancora oggi le mie costruzioni richiedono spesso l’abilità di fornitori di materiali e imprese edili particolarmente competenti, quindi si può affermare che esse variano leggermente in ogni cantiere”. In architettura, che funzione ha, per lei, il simbolismo? “L’architettura simbolica è sempre richiesta. Tuttavia, per quanto mi riguarda, non sono molto interessato al simbolismo formale, quanto al valore simbolico della geometria come armonia della razionalità, e del gioco di luce e ombra come percezione dello spazio all’interno di limiti materiali. Per me è importante che uno spazio architettonico, sia interno che esterno, susciti un’emozione persistente nel cuore della gente”. I suoi lavori mettono in evidenza l’importanza dell’architettura per la qualità della vita. Come viene applicata questa idea nella realtà dei piccoli spazi individuali delle città moderne? “Migliorare la qualità della vita è uno degli obiettivi dell’architettura moderna e in questo senso ritengo significativa la partecipazione di un architetto anche in relazione ai piccoli ambienti. Questo, però, non significa solo realizzare opere che rendano l’ambiente più pratico e confortevole, ma anche creare luoghi che possano stimolare l’individualità e la sensibilità dell’uomo. Personalmente cerco di realizzare spazi dove la gente provi quieta commozione che impedisca loro di parlare ad altri di quegli spazi”. Cosa ne pensa della definizione di “architetto minimalista” che le è stata attribuita? “Visti i dettagli, i minimi materiali utilizzati e le piante basate sulla geometria, è comprensibile che qualcuno mi abbia definito architetto minimalista. Tuttavia vorrei precisare che la mia architettura vuole solo essere espressione di un ambiente ricco di varietà in una struttura semplice. Lo scopo che mi prefiggo è quello di eliminare quanto non è essenziale e di porre le premesse per il fondersi dello spazio con l’esperienza di chi in esso vive. Nel realizzare questo obiettivo mi affido agli effetti degli elementi naturali quali acqua, luce e vegetazione”.

L’architettura di PLN è sicuramente aperta, concreta, divulgativa e presenta finalità educative: “Per i suoi multiformi aspetti, per la sua durata nel tempo, per i fattori scientifici estetici, tecnici e sociali che in essa si fondono, è più che giustificato considerare l’attività del costruire come la sintesi più espressiva delle capacità di un popolo e l’elemento più significativo per giudicare il grado della sua civiltà e lo spirito di essa.” (PLN – Costruire correttamente) Nervi aveva ben chiari i ruoli dei professionisti coinvolti nel processo progettuale prima e costruttivo poi, sosteneva che la progettazione architettonica dovesse essere intuitiva su base tecnico-costruttiva e solo successivamente verificata dai metodi di calcolo matematico, questo per non ridurre il progetto a un corpo senz’anima. Era convinto che la progettazione intesa come momento creativo dovesse avvenire senza idee ed esempi preconcetti e senza riferimenti a opere già realizzate. Gli edifici sono intesi come fusione di estetica e tecnica applicate alla risoluzione di specifici quesiti progettuali. PLN e TA hanno saputo attingere alla natura e alla storia per superare la loro contemporaneità e progredire culturalmente e tecnologicamente, questo è l’elemento che li accomuna e ha consentito loro di poetizzare con il materiale da costruzione freddo per antonomasia: il cemento armato. Fa riflettere la circostanza che due valenti progettisti siano uno ingegnere e l’altro autodidatta. Forse bisogna usare le nozioni accademiche solo come base di partenza, e non di arrivo, per cogliere le problematiche reali connesse all’architettura… che sono la vita stessa.

“L’Architettura è una scienza, che è adornata di molte cognizioni, e colla quale si regolano tutti i lavori che si fanno in ogni arte. Si compone di Pratica e Teorica. La Pratica è una continua e consumata riflessione sull’uso e si eseguisce colle mani dando una forma propria alla materia necessaria di qualunque genere ella sia. La Teorica poi è quella, che può dimostrare, e dar conto delle opere fatte colle regole della proporzione, e col raziocinio. [..] Pertanto è necessario che l’architetto sia versato non meno nella pratica che nella teoria, che attenda del pari alle speculazioni dello spirito ed ai lavori dell’esecuzione: perocché lo spirito senza il lavoro ed il lavoro senza lo spirito non potrebbero formare un perfetto artista… L’architetto deve dunque saper mettere in carta e rendere più stabile la memoria col notare…L’Architettura si compone di Ordinazione, Disposizione, Euritmia, Simmetria, Decoro e Distribuzione.” (Vitruvio)

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