Il talento che… Libera

Costringersi a vedere oltre le apparenze e rimanere gradevolmente sorpresi da idee e processi progettuali inattesi e non scontati.

L’equilibrio e l’armonia di un edificio devono scaturire naturalmente dalla forza del progetto e si può non essere d’accordo sull’estetica del risultato finale, ma unanimi nel riconoscere l’impegno creativo e l’attenzione (o la loro assenza) profusi dal progettista alla soluzione dei problemi intrinseci ed estrinseci connessi alla costruzione.

Preesistenza obsoleta…forse, poco accattivante nelle forme…probabile, non particolarmente avvincente… certamente, brutta per molti… assolutamente!

Percorrendo il lungomare di La Spezia, adagiata sulla ex Collina dei Cappuccini, troneggiante su Piazza Europa, si nota la Cattedrale “Cristo Re” definita dalla stampa locale dei primi anni Sessanta “alieno caduto dal cielo”, “disco volante”, mal contemperata al contesto urbano. Le superfici non hanno un andamento sinuoso e seducente che rimandano a visioni di città futuribili descritte e rappresentate in libri e film a partire da Giulio Verne e Fritz Lang; non ha lucide lastre di titanio cangianti con il passare delle ore e delle stagioni; non ha il tetto “verde” e non è ecosostenibile ed ecocompatibile, ma domina sul tessuto cittadino proiettandosi verso il mare.

E’ la realizzazione di un progetto estremamente complesso affrontato con tecnologie e materiali all’epoca sperimentali in Italia, sintesi di umanità e intuizione di un Architetto… Adalberto Libera. Simbolismo cristiano, progettazione, cultura tecnologica, orografia, comunità tutto questo è stato restituito nella forma di edificio alla città di La Spezia. Punti di forza del progetto sono l’inserimento urbanistico, la disposizione della Cattedrale e del sagrato sulla collina, ma, soprattutto, la concezione strutturale, la tecnologia utilizzata, le soluzioni tecniche e costruttive che consentono al fabbricato di interagire con l’ambiente e che costituiscono le peculiarità di un progetto tuttora all’avanguardia.

Il 17.02.1929 il Vescovo di La Spezia bandisce il Concorso Nazionale per il progetto della Cattedrale, vince il progetto Del Giudice – Cadorin, ma i tempi e i modi di esecuzione consentono di realizzare, prima che scoppi la guerra, solo l’ambientazione del sito, la larga piazza rettangolare a livello del mare e la spianata della collina per accogliere la Cattedrale. La guerra sospende i lavori, ma alla fine degli anni ’50 rinasce l’interesse per la Chiesa; l’architetto vincitore del concorso, trent’anni prima, riconosce con molta umiltà che il suo progetto neoclassico risulta anacronistico (altri tempi e altri uomini…) e metterlo in atto sarebbe un errore, commettendo un falso storico. In quel momento il luogo su cui doveva sorgere la nuova Cattedrale era stato ristretto e condizionato da interventi diversi, come la costruzione di due palazzi ai lati della piazza e di un porticato alla base della collina. Per accelerare i tempi l’architetto della Curia Cesare Galeazzi, incaricato di suggerire nominativi di progettisti in grado di portare a termine “l’impresa”, propone in ordine di chiamata Giovanni Michelucci, Adalberto Libera e Ludovico Quaroni. Il primo non accetta perché le preesistenze, in particolare il porticato ai piedi della collina, lo avrebbero limitato nella sua espressione artistica (archistar del passato…), mentre Libera accetta con entusiasmo una sfida non facile.

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Il progetto preliminare è presentato alla città nel 1959 e i lavori iniziati nel 1970, ma Libera muore nel 1963 e l’onere/onore di portare a compimento il progetto e dirigere i lavori spetta a Galeazzi che l’aveva affiancato sin dalla commissione dell’incarico.

Niente di più “nuovo” della concezione arcaica della tradizione cristiana: la Chiesa come comunità di persone legate dalla fede e protese a Dio (sala circolare); questa l’idea fondante del progetto. La trasposizione simbolista alla struttura avviene realizzando il basamento contenente la sala principale per i fedeli (terra), la copertura in cemento armato dalla forma a paraboloide iperbolico (cielo) poggiante su dodici pilastri anch’essi in cemento armato (apostoli) e collegata perimetralmente al basamento da una finestratura a nastro (luce di Dio che avvolge l’assemblea e porta la rinascita a vita nuova).

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La copertura, alleggerita da chilometri di tubi in plastica inseriti nel getto, si muove grazie ai giunti viscosi posizionati sulle teste della colonne e alla finestratura perimetrale incernierata sia alla copertura che al muro di base, movimento che simboleggia la caducità della vita, il cambiamento, l’evoluzione, la mutazione. Il movimento della copertura soggetta ai venti marini fa sì che questa interagisca con l’ambiente anziché opporsi rigidamente, mentre i pilastri/apostoli fungono da collegamento/mediazione. Non si tratta di un edificio esteticamente fine a se stesso, ma di un simbolo, un’Architettura di connessione tra il comprensibile e l’imperscrutabile.

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 Giunto1 Sezione

Libera cerca di tradurre la contemporaneità attraverso la corrispondenza tra forma e funzione in un organismo attivo e dinamico che vuole stabilire relazioni all’interno della comunità cittadina, anche se ciò non riesce completamente a causa della separazione fisica tra piazza e chiesa dovuta al portico preesistente.

“… sarà bene ricordare che originalità significa ritornare all’origine come soleva dire l’architetto Gaudi. Se l’originalità viene ricercata solo per differenziarsi dagli altri, se essa è priva di giustificazioni intrinseche e non consiste nell’applicazione di vecchi principi sempre validi a problemi nuovi, se non si tratta di uno sforzo per abbandonare il peso morto del manierismo inconsistente, la ricerca del nuovo cessa di essere positiva e geniale e si trasforma in una manifestazione flagrante della incapacità e della vanità dell’artista[…] Infine, non dobbiamo dimenticare che la bellezza delle costruzioni viene percepita per mezzo della vista che, fra i nostri cinque sensi, è indubbiamente il più ingannevole.” (La concezione strutturale – Eduardo Torroja)

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Un pensiero su “Il talento che… Libera

  1. Progetto orrendo e realizzazione obrobriosa,inutile trovare simbologie,significati veri o presunti,arrampicarsi sugli specchi per dare giustificazioni,interpretazioni ecc.ecc. Oltre alla bruttezza anche la grottesca sproporzione fra il mega-bidone ed il portico di stecchi sottostante(anch’esso bruttissimo e letteralmente schiacciato dalla mole della chiesa).Per fortuna sono costruzioni in cemento armato,i progettisti dall’alto della loro ignoranza hanno cteduto che questo materiale fosse eterno,per fortuna anche in questo hanno sbagliato tutto.L’inesorabile degrado del C.A. ci liberera’ da questi aborti strutturali.

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